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L’economia russa ha vinto la guerra (Parte I)
23 febbraio 2025 da Giacomo Gabellini
Il più monumentale errore di calcolo della storia moderna? Giacomo Gabellini ci spiega perché l’economia russa non è crollata come previsto dagli esperti occidentali.
Lo scorso gennaio, il Royal United Services Institute britannico ha riconosciuto apertamente che, a dispetto delle convinzioni nettamente prevalenti in tutto l’Occidente circa la debolezza dell’economia russa, quest’ultima ha «smentito le aspettative nel corso della guerra e, nonostante abbia registrato diverse complicazioni, rimane ben posizionata per supportare le ambizioni del Cremlino in Ucraina e oltre […]. Sfortunatamente, è improbabile che le speranze di una crisi economica imminente finiscano per realizzarsi. Sebbene la Russia affronti senza dubbio sfide significative, ci sono pochi indizi che queste ultime si tradurranno in conseguenze politiche significative che potrebbero spingere il Cremlino a frenare le sue ambizioni in Ucraina».
Segno che l’offensiva militare, economica, finanziaria e commerciale scatenata dall’Occidente contro la Federazione Russa nasce da una palese sottovalutazione «della coesione sociale della Russia, del suo potenziale militare latente e della sua relativa immunità alle sanzioni economiche». L’intera campagna sanzionatoria imposta da Stati Uniti ed Unione Europea, in particolare, si fondava sulla previsione che la Russia non sarebbe stata in grado di reggere un lungo periodo di pressione economica e finanziaria esterna, in virtù della debolezza strutturale, dell’arretratezza e degli squilibri che caratterizzano il suo sistema produttivo.
I dati indicano che, alla fine del febbraio 2022, la Russia registrava un debito pubblico corrispondente ad appena il 12,5% del Pil, una posizione finanziaria netta fortemente positiva e riserve auree pari a circa 2.300 tonnellate. L’oro riveste una rilevanza particolare, trattandosi del tradizionale “bene rifugio” che tende sistematicamente a rivalutarsi proprio in presenza di congiunture critiche come quella delineatasi per effetto dell’attacco all’Ucraina. Stesso discorso vale per tutte le commodity di cui la Russia è produttrice di primissimo piano, dal petrolio al gas, dall’alluminio al cobalto, dal rame al nichel, dal palladio al titanio, dal ferro all’acciaio, dal platino ai cereali, dal legname all’uranio, dal carbone all’argento, dai mangimi ai fertilizzanti.
L’incremento combinato dei prezzi delle materie prime e dei prodotti raffinati i cui mercati risultano fortemente presidiati dalla Federazione Russa – la cui posizione si è ulteriormente rafforzata con l’incorporazione dei giacimenti di materiali critici presenti nei territori delle repubbliche secessioniste di Donec’k e Luhans’k – ha per un verso penalizzato enormemente la categoria dei Paesi importatori netti, in cui rientra gran parte dell’“Occidente collettivo”. Per l’altro, ha assicurato a Mosca un volume di proventi talmente imponente da attenuare in maniera sensibile l’impatto dirompente prodotto dal congelamento delle riserve russe detenute presso istituzioni finanziarie estere.
Le principali categorie merceologiche di cui si compone l’export russo (petrolio, gas, materie prime, prodotti agricoli) delineano i contorni di un’economia non all’avanguardia, ma il discorso cambia completamente se si tengono in debita considerazione sia le punte di eccellenza raggiunte dal Paese in campo nucleare, aerospaziale, informatico e militare, sia il volume assai considerevole di entrate assicurato allo Stato dalla vendita all’estero di macchinari ed equipaggiamenti. Le attuali economie avanzate, strutturatesi nella forma odierna sulla base degli indirizzi strategici affermatisi a partire dagli anni ’80, poggiano soprattutto su attività ad alto valore aggiunto riconducibili al settore terziario, che apportano un contributo alla formazione del Pil di gran lunga superiore a quello assicurato dai comparti ricompresi nei settori primario e secondario. Nelle economie moderne, servizi finanziari e assicurativi, consulenze, nuovi sistemi di comunicazione e design risultano predominanti rispetto ad agricoltura, manifattura, estrazione di idrocarburi e minerali.
Un Paese come gli Stati Uniti può quindi contare sul colossale apporto alla “produzione di ricchezza” fornito dalle spese sanitarie gonfiate a dismisura, dalla crescita esorbitante delle cause legali fittizie che arricchiscono interi eserciti di avvocati, dal sistema carcerario privatizzato che fa lobby al Congresso per ottenere leggi in grado di garantire il maggior numero di detenuti possibile, ecc.
Se, come evidenziano i dati della Banca Mondiale, in termini di Pil nominale l’economia russa (2,2 trilioni di dollari nel 2022) risulta paragonabile per dimensioni a quella italiana (2.3 miliardi), sotto il profilo della parità di potere d’acquisto (6.45 trilioni, contro i 3,4 dell’Italia) arriva addirittura a superare quella tedesca (5,75 trilioni) e giapponese (6,21 trilioni). Il centro studi londinese World Economics, che si avvale di metodi di calcolo giudicati più appropriati e tiene conto anche dell’apporto fornito dall’economia informale, ha tuttavia pubblicato una stima del Pil a parità di potere d’acquisto della Federazione Russa in riferimento al 2024 che risultava del 38% superiore a quella formulata dalla Banca Mondiale, a 8,3 trilioni di dollari.
Ma, evidenzia l’economista Jacques Sapir, neppure il Ppa riflette appieno la rilevanza della Federazione Russa, i cui vantaggi strategici connessi a “stazza”, posizione geografica e struttura economica a trazione agricolo-industriale-edilizia le conferiscono una capacità di resistenza pressoché inconcepibile per ogni altro Paese.
L’economia della Russia, che con una popolazione universitaria di 2,2 volte inferiore rispetto a quella degli Stati Uniti forma il 30% di ingegneri in più, si incardina infatti su produzioni fondamentali, perché necessarie alla soddisfazione dei bisogni primari. Idrocarburi, metalli, cereali, fertilizzanti, mangimi sono risorse imprescindibili per garantire riscaldamento e sicurezza sia alimentare che energetica. Condizioni assicurate in periodi di stabilità, ma che divengono improvvisamente vacillanti in presenza di congiunture geopolitiche altamente conflittuali, in cui si riscopre il primato di petrolio, gas, alluminio, nichel, grano, ecc. rispetto a tutto il resto. La rivista «The American Conservative» nota in proposito che: «la spettacolare crescita dei settori ad alta intensità di capitale, insieme alla loro ricchezza nominale e produttività, ha portato molti a Washington e in varie capitali occidentali non solo ad abbracciarli, ma anche a preferirli politicamente, culturalmente e ideologicamente. Noi americani siamo particolarmente orgogliosi, ad esempio, del successo dei nostri giganti della tecnologia come motori di innovazione, crescita e prestigio nazionale. Internet e le varie applicazioni per gli smartphone sono considerate da molti intrinsecamente democratizzanti, fungendo effettivamente da canale di diffusione per i valori americani e di promozione degli interessi nazionali statunitensi. Questo amore per i settori dei servizi si traduce in una tendenza a identificare le industrie ad alta intensità di manodopera del passato – energia, agricoltura, estrazione di risorse, produzione – come reliquie del passato. Ma questa prospettiva distorta ci ha lasciato impreparati per un mondo in cui i beni tangibili sono ancora una volta di vitale importanza, come dimostrato plasticamente dalla guerra in Ucraina».
Il finanziamento dello sforzo bellico, per di più, non ha distorto la struttura economica russa; lo si evince da una stima formulata da una fonte “al di sopra di ogni sospetto” come «Military Balance», secondo cui le spese militari sostenute da Mosca nel corso del 2024 avrebbero assorbito 145,9 miliardi di dollari, pari al 6,7% del Pil.
Una percentuale tutto sommato contenuta, specialmente se raffrontata a quelle raggiunte sia dall’Unione Sovietica (61%) che dagli Stati Uniti (53%) nelle fasi più acute della Seconda Guerra Mondiale.
La vera forza dell’arsenale difensivo a disposizione della Russia risiede quindi nelle caratteristiche della sua struttura economica nella centralità che il Paese riveste rispetto al commercio internazionale, oltre che nell’indisponibilità del resto del mondo ad aderire alla campagna sanzionatoria imposta dal cosiddetto “Occidente collettivo”. Tutti aspetti, questi ultimi, che politici e specialisti di spicco sia in Europa che negli Stati Uniti, persuasi che le misure punitive “da fine del mondo” avrebbero condannato la Russia all’isolamento e alla bancarotta nell’arco di poche settimane, non sono stati minimamente in grado di prevedere, nell’ambito di quello che l’economista Patricia Adams considera «il più monumentale errore di calcolo della storia moderna».
https://strategic-culture.su/news/2025/02/23/leconomia-russa-ha-vinto-la-guerra-parte-i/
Domanda mia che forse troverà risposta nella seconda parte: "come può una nazione sovrana, come appunto la Russia, andare in bancarotta, in default o in fallimento ecc ecc?"
Personalmente non capisco molto di alta finanza ma so per certo che la Russia possiede una sua banca centrale che può stampare moneta sovrana quindi...
Mistero. Soluzione alla prossima puntata. 😉
Cara Farfallina! Molte aziende occidentali hanno lasciato la Russia all'inizio del 2022, ma hanno perso molti soldi. Conosci una donna estone, Kaja Kallas, proveniente dall'UE? Odia la Russia e dice ogni sorta di cose cattive su di noi. Perché nel 2022 suo marito ha guadagnato un sacco di soldi in Russia, nonostante le sanzioni dell'UE. Kaya stava semplicemente ingannando l'UE. Le aziende della sua famiglia non volevano lasciare la Russia. Ma furono cacciati e ora Kaya odia la Russia.
RispondiEliminaOra molte aziende americane stanno progettando di tornare, per esempio McDonald's, ma il posto è già prenotato.
Farfallina, volevo chiederti dei sacerdoti italiani che erano in prigione nella città di Berdjansk. È vero o no? Chissà perché sono andati a Berdyansk durante la guerra? Sinforosa ne ha scritto.
Allora chiarisco. Il nome di sinforosa in questo blog, mio spazio, NON deve più essere fatto. È per me, un'offesa, un insulto alla mia persona.
EliminaIl prossimo commento contenente il nome di questa blogger non sarà pubblicato.
Poi il fatto dei due preti è roba dello scorso anno. Non attuale. È il solito post della tua amica per mettere in luce cattiva la tua nazione. Ormai avresti dovuto capirlo che la tizia parteggia per l'ucraina, che legge giornali occidentali di sistema o peggio ancora guarda la TV italiana. Svegliati amica mia
Tornando al mio articolo. Nel finale mi sono posta una domanda a cui bastava ragionare un pochino per trovare una risposta. Può la Russia con la sua economia andare in bancarotta?
EliminaRussia, stato sovrano!
EliminaRiguardo ai due pope:
Elimina"https://www.agensir.it/quotidiano/2024/6/28/ucraina-liberati-dalla-prigionia-russa-i-due-sacerdoti-greco-cattolici-grazie-alla-mediazione-vaticana-e-del-card-zuppi/"
Come puoi notare l'articolo con la data della loro liberazione è del 24 giugno 2024
Questo dovrebbe farti capire il livello mentale di una certa persona. Svegliati amica russa. Con questo chiudo l'argomento sinforosa e dei due pope. Buona giornata
Ripeto: non desidero, non voglio che questo mio spazio venga insudiciato indicando il nome di questa blogger.
EliminaPerdonami, cara Farfallina! Non volevo offenderti.
RispondiEliminaNon sono per nulla offesa. Ho voluto solo precisare, e continuo a non capire come tu possa continuare a seguire una persona così squallida, visto che tu sei l'esatto suo contrario. Rimane per me un mistrro
EliminaUn mistero
EliminaQuesta donna non capisce proprio niente. Voglio convincerla. Ha molti lettori. Anche loro dovrebbero sapere la verità.
RispondiEliminaNon è Anna Hudyka, puo comunicare con lei.
Sei convinta di riuscire a convincerla? Ti faccio i miei auguri di buona conclusione anche se io non ci faccio nessuna scommessa. Perché perderei sicuramente e a me perdere non piace.
EliminaCMQ se hai tempo da perdere è giusto che tu ci prova. Tu sei giovane, io no😉💚👋